Alberto Fraccacreta su AA (2023)

La poesia di Alessandro Agostinelli si muove su un terreno di puntuta autoconsapevolezza, di marcata ironia, servendosi della tradizione per rinvigorirla e agganciarla alla nostra epoca di post-postmodernismo.

Alberto Fraccacreta (La poesia e lo spirito, novembre 2023)
Alberto Fraccacreta, assegnista di ricerca in italianistica all’università di Urbino. Collabora ad alcuni quotidiani nazionali.

Francesco Tomada su AA (2023)

Pochi libri mi hanno colpito ultimamente come Le vive stagioni di Alessandro Agostinelli (L’Arcolaio), una raccolta che non è solo poesia, anzi: è un libro di poesia sulla poesia, un percorso nel vero senso della parola, in cui l’autore toscano alterna alle liriche le proprie riflessioni, spiegazioni, anche divagazioni. Ammetto che, se me lo avessero presentato in questo modo, difficilmente un lavoro del genere avrebbe suscitato la mia curiosità, perché trovo che la scrittura in generale soffra di un eccesso di spiegazione, e che spesso l’eccesso derivi soprattutto dalla scarsa sicurezza nel valore delle parole, come se esse non fossero capaci di stare in piedi da sole. Nel caso di Alessandro Agostinelli, invece, quello che stupisce è esattamente l’opposto: Agostinelli può permettersi di affrontare e esplicitare il suo lungo flusso di pensiero perché, a monte della sua capacità di poeta, c’è una padronanza culturale che costituisce lo scheletro e la sostanza della scrittura. Quando dichiara di opporsi alla “corruzione della lingua” è evidente che il suo non è un discorso legato unicamente alla forma, ma che la forma stessa è un veicolo del significato e del peso delle parole; quando si muove da Leopardi a Seneca a Gozzano all’amato Brodskij è perché lo può fare, sa come collocare i riferimenti – che sono propri ma collettivi – in una visione d’assieme ampia e solida.

Francesco Tomada (Perigeion, 5 novembre 2023)
Francesco Tomada è poeta.

Daniele Luti su AA (2023)

C’è quindi, da parte dell’autore, la volontà di fondare un’impalcatura linguistica e metrica che possa recuperare un minimo di regola interna alla scrittura poetica. A partire anche dalla scomposizione del sonetto tradizionale, tema sul quale l’autore si era cimentato nel suo precedente lavoro L’Ospite Perfetta (Samuele Editore, 2020).

Le vive stagioni del titolo (Editrice L’Arcolaio, 2023) sono le emozioni raccontate in questo libro, che presenta temi attualissimi: la memoria dei lager nazisti, l’ironia contro gli intellettuali supponenti, la satira sul Gruppo ’63 e sul gender linguistico, dove si distrugge un certo ideologismo del linguaggio “politicamente corretto”.

Un lavoro ambizioso che colloca Agostinelli ancora una volta (dopo la raccolta Il materiale fragile del 2021) al centro della più profonda riflessione su come scrivere poesia e sul ruolo di questo genere di scrittura nella letteratura attuale.

Daniele Luti (La Nazione, 1 settembre 2023)
Daniele Luti è italianista, perfezionato alla Scuola Normale Superiore. Ha lavorato a lungo sulla letteratura ottocentesca e novecentesca. Importanti suoi lavori su Viesseux, Pomba, Cassola.

Simone Innocenti su AA (2023)

[…] è la lingua di Agostinelli a essere la vera protagonista delle poesie. Una lingua aguzza, a volte arcaica, quasi sempre sacrale. Agostinelli fa poesia, ma fa anche una battaglia civile.

Simone Innocenti (Corriere della Sera – Corriere Fiorentino, 4 agosto 2023)
Simone Innocenti è giornalista e scrittore. Lavora al Corriere della Sera.

Matteo Bianchi su AA (2023)

Agostinelli traccia un percorso ideale della contemporaneità indietro nel tempo, rinnovando il presente con le fondamenta musicali del passato – “in questo medioevo / umido e un poco scuro / la linea della bocca / è una maniglia d’oro” – ma senza reliquie di conservatorismo né sacrificando la spontaneità dell’atto creativo.

Matteo Bianchi (Il Sole 24 Ore, 31 maggio 2023)
Matteo Bianchi, critico letterario e giornalista.

Flora Di Legami su AA (2022)

La scrittura poetica di Alessandro Agostinelli è ironica e profonda, desolata e lieve, visionaria e sorvegliata. In tempi di accentuata insignificanza delle parole, non può non coinvolgere la cura espressiva di un linguaggio connotato da inquieta tensione ed energia fantastica.

Flora Di Legami (Quaderns d’Italià, 2022)
Flora di Legami è docente di Letteratura italiana all’Università di Palermo.